Orari: lunedí - venerdí 8:00 - 19:30 | sabato 8:00-13:00
06 660 00 893 / 06 6622 416

La cervicalgia

La cervicalgia

Che cos’è la cervicalgia?

La cervicalgia, ovvero il dolore localizzato nella parte posteriore del collo, a livello delle vertebre del rachide cervicale (tecnicamente indicate come C2-C7 e corrispondenti alla parte “alta” della colonna vertebrale), è uno dei disturbi osteoarticolari più frequenti in età adulta nel mondo occidentale e può iniziare a causare problemi già a partire dai 30 anni.

I dati epidemiologici indicano che circa il 50% della popolazione mondiale sperimenta un attacco di cervicalgia almeno una volta nella vita. Il picco di insorgenza si colloca nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 60 anni e il disturbo sembra prediligere le donne rispetto agli uomini.

Nel linguaggio comune, spesso, ci si riferisce alla cervicalgia con il termine generico “cervicale”, riassumendo così in modo improprio il tipico dolore al collo, più o meno intenso e disabilitante, che può irradiarsi anche a una spalla (più raramente entrambe) e alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti a causa del calo di forza e dei fastidi sensitivi associati (formicolii, sensazione di punture di spillo o di alterazioni della temperatura del braccio interessato).

La cervicalgia compare, molto spesso, come conseguenza di un processo artrosico a carico delle vertebre cervicali seguito  dall’infiammazione  che può coinvolgere in modo variabile la muscolatura,  i legamenti del collo ed i nervi cervicali (che si diramano dal midollo spinale contenuto nel canale vertebrale per andare a innervare numerose strutture sensitive e muscolari del collo, delle spalle e delle braccia).

D’altro canto, un generico dolore al collo può comparire anche a causa di una semplice contrattura muscolare estemporanea, causa di un malessere altrettanto significativo, ma legata a un fenomeno non degenerativo e completamente reversibile al termine dell’attacco di cervicalgia acuto (diversamente dall’artrosi cervicale, che resta sempre presente anche nei periodi di benessere tra attacchi acuti successivi).

Nel caso della cervicalgia vera e propria, il dolore interessa prevalentemente il collo, soprattutto nella regione della nuca, e la parte alta della schiena, tra le scapole, ed è in genere legato alla presenza di una contrattura e/o di infiammazione muscolare. Il fastidio che ne deriva può essere notevole e può impedire  di ruotare il capo  per diversi giorni.

Quando si sviluppa la sindrome cervico-brachiale, al dolore al collo e alle spalle si aggiungono sintomi sensitivi e calo di forza, che dal rachide cervicale si irradiano alle spalle e alle braccia, arrivando talvolta fino alle mani. Le manifestazioni, in genere, riguardano un solo braccio, in corrispondenza del lato maggiormente interessato dall’infiammazione, che in questo caso coinvolge in modo marcato anche i nervi cervicali.

La sindrome cervico-cefalica è caratterizzata, invece, da sintomi sensitivi neurologici distintivi come mal di testa, vertigini (con conseguente nausea), disturbi della vista e dell’udito, cui si aggiungono, a volte, anche disturbi della deglutizione. Queste manifestazioni possono essere così intense e invalidanti da far passare del tutto in secondo piano il dolore al collo.

La cervicalgia può insorgere per ragioni innumerevoli e molto diverse tra loro. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la comparsa di dolore al collo e spalle è legata a errori di stile di vita che impongono stress abnormi a questa regione della colonna vertebrale, oppure alla presenza di artrosi cervicale

principali fattori di rischio modificabili di cervicalgia comprendono:

– le tensioni psicoemotive

– la sedentarietà o la mancanza di esercizio fisico strutturato

– l’attività fisica estrema e gli sforzi eccessivi, soprattutto se eseguiti in ambienti freddi/umidi

– i movimenti ripetuti delle braccia e delle spalle (in contesti di tipo ludico o professionale)

– il mantenimento di posture errate, sia durante il giorno sia durante il sonno.

Anche eventi traumatici acuti occasionali (come il colpo di frusta o un’incidente sportivo) o continui micro-insulti lesivi (come quelli che interessano chi pratica sport di contatto quali boxe, rugby, football americano o lavori usuranti come il muratore o il facchino) possono essere all’origine o, comunque, facilitare l’insorgenza della cervicalgia.

In tutti i casi, poi, la presenza di fattori predisponenti individuali, come alterazioni delle curvature fisiologiche della colonna (per esempio, la cifosi dorsale o l’iperlordosi lombare), può aumentare la probabilità di sviluppare cervicalgia, sia a causa della meccanica e dinamica improprie inevitabilmente imposte da queste condizioni sia come conseguenza dei comportamenti a rischio già citati, che in questi casi diventano ancora più dannosi.

In genere, il primo approccio terapeutico può basarsi su l’utilizzo di farmaci (antinfiammatori e miorilassanti) per 5-7 giorni ed una successiva fisioterapia (terapia manuale in associazione ad eventuali terapie fisiche) per migliorare l’articolarità del capo, le contratture muscolari, il  dolore e l’ infiammazione.