Orari: lunedí - venerdí 8:00 - 19:30 | sabato 8:00-13:00
06 660 00 893 / 06 6622 416

La Fascite Plantare

#

Gestione della fascite plantare in ambito ambulatoriale.

Che cos’è la fascite plantare?

La fascite plantare è la causa più comune di dolore alla faccia plantare del calcagno, con un’incidenza di un milione di visite di pazienti all’anno negli Stati Uniti d’America. Nonostante questo, l’esatta istopatologia della fascite plantare non è pienamente compresa. Attualmente si è pensato che la fascite plantare sia secondaria alla degenerazione mixoide, alle micro-sofferenze all’interno della fascia plantare, alla necrosi del collagene e all’iperplasia angiofibroblastica dell’aponeurosi plantare, e quindi non sia una conseguenza di un semplice processo infiammatorio.

Presentazione
Il paziente di solito si presenta con graduale insorgenza del dolore sul lato mediale della faccia plantare del calcagno, che è più evidente quando esegue i primi passi al mattino. Il dolore può alleviarsi dopo un breve periodo di deambulazione, ma torna durante l’esecuzione di attività che coinvolgono un prolungato carico, come ad esempio mantenere la stazione eretta e camminare. Il paziente può anche lamentare un peggioramento del dolore al tallone quando si rimette sotto carico dopo un periodo di riposo, come ad esempio il rimettersi in piedi dopo un periodo di mantenimento della posizione seduta a una scrivania.

Fattori di rischio
La fascia plantare va dal calcagno alle dita del piede; la maggior parte del carico scende sul suo bordo mediale, dal processo calcaneare mediale fino al primo dito del piede (alluce). Visto che la fascia plantare aiuta a sostenere l’arco mediale del piede, qualsiasi carico sull’arco mediale si estende su tutta la fascia plantare. La maggior parte delle lesioni si verificano all’origine della fascia, il processo calcaneare mediale. La fascia plantare è anche caricata anche tramite il windlass mechanism (meccanismo verricello) del piede quando l’alluce è flesso dorsalmente, come avviene spesso durante il cammino. Qualsiasi fattore che carica meccanicamente la fascia plantare può essere considerato un fattore di rischio per la fascite plantare. I fattori di rischio possono essere suddivisi in fattori intrinseci ed estrinseci. I fattori intrinseci relativi al paziente includono l’obesità, il piede piatto, il piede cavo, un ROM ridotto in flessione dorsale della caviglia e i muscoli del tricipite della sura retratti. I fattori estrinseci, in materia di ambiente e di formazione, sono l’eseguire attività di vita quotidiane o lavorative su superfici dure, stare a piedi nudi, un improvviso aumento nell’intensità della corsa
o anche il maggior tempo trascorso e una prolungata stazione eretta.

Quale diagnostica per immagini è più indicata?
La radiografia ha un valore limitato nella diagnosi della fascite plantare. Tuttavia, una proiezione latero/laterale sotto carico del piede può essere utile nel fare diagnosi differenziali come la frattura del calcagno acuta, o la malattia di Sever (apofisite calcaneare) nei pazienti più giovani. Il 50% dei pazienti con dolore alla faccia plantare del calcagno può avere un concomitante sperone calcaneare, ma la relazione al dolore sottocalcaneare non è così immediata. Si pensa infatti che lo sperone calcaneare sia il risultato di forze di trazione sull’origine della fascia plantare, piuttosto che la causa della fascite plantare. Un’ecografia muscolo-scheletrica è molto utile e affidabile come strumento nella diagnosi della fascite plantare, in quanto è una modalità di imaging ben tollerata, non invasiva, senza radiazioni ionizzanti. Secondo valori normativi pubblicati, lo spessore della fascia plantare in adulti sani asintomatici varia da 3,3 ± 0,3 mm a 3,9 ± 0,5 mm; uno spessore superiore a 4,0 mm è considerato anormale. Oltre a quantificare e monitorare la gravità della fascite plantare, in conclusione l’ecografia permette di fare una diagnosi differenziale come la fibromatosi plantare della fascia, che appare come un gonfiore fusiforme distale dell’origine della fascia plantare, o come una contusione del cuscinetto calcaneare, che è superficiale alla fascia plantare.

Trattamento
Nella fase acuta dell’infiammazione il paziente può trovare grande giovamento con delle sedute di fisioterapia: trattamenti combinati di laserterapia,tecarterapia hanno un effetto antinfiammatorio e antidolorifico, e possono essere abbinati ad esercizi di stretching dolce della fascia plantare e del tendine d’Achille.
Nel caso di fascite plantare cronica associata o meno a spina calcaneare i migliori trattamenti sono le onde d’urto. L’energia meccanica generata dall’onda crea una forte angiogenesi della zona trattata con conseguente riduzione dell’infiammazione e del dolore.

l’ONDA D’URTO è una delle migliori terapie per tale degenerazione. Il trattamento è in gran parte incruento, con il 90-95% dei pazienti che presenta la risoluzione dei sintomi entro 12-18 mesi. Devono essere adottate modifiche delle attività, come ad esempio quelle che coinvolgono un impatto ripetitivo, come la corsa (anche su un tapis roulant), che dovrebbero essere evitate durante la fase di trattamento. I pazienti possono continuare a svolgere attività senza carico come il ciclismo, il nuoto e il canottaggio per mantenere la loro forma fisica cardiovascolare riducendo al minimo il carico ciclico. Un graduale ritorno all’attività può essere consentito dopo che il paziente diventa asintomatico per 4-6 settimane e non più è localizzata una sofferenza sulla fascia plantare.

Abstract
La fascite plantare è una causa molto comune di dolore alla faccia plantare del calcagno che può essere attivato e aggravato da una prolungata stazione eretta, dalla deambulazione, dalla corsa e dall’obesità, tra gli altri fattori. I trattamenti sono in gran parte non invasivi ed efficaci. I trattamenti di supporto, tra cui l’allungamento specifico della fascia plantare, l’allungamento del tricipite della sura, alcuni plantari adeguati e una steccatura notturna in dorsiflessione di caviglia, sono in grado di alleviare il dolore causato dalla fascia plantare.

Le iniezioni locali di corticosteroidi possono aiutare nel trovare sollievo dal dolore, ma gli effetti sono di breve durata e deve essere valutata attentamente questa metodica, considerando il rischio di favorire la formazione di tessuto grasso atrofico e addirittura la rottura della fascia plantare. La terapia con onde d’urto focali ecografia-guidata è utile per i pazienti con fascite plantare cronica e le indicazioni per questo tipo di trattamento possono essere fatte in casi recalcitranti.

Bisognerebbe avvertire il paziente riguardo alcune modifiche delle attività, volte a diminuire il carico ripetitivo, quando quest’ultimo si trova in fase di trattamento della fascia plantare, indipendentemente dalla modalità di trattamento scelto.